LACK00 danish lab - Perchè gli oggetti lasciano il tempo che trovano

Blog

L'intervista definitiva di Lack00 al DanishLab - 2° parte

Nella prima parte dell’intervista JMJ ci ha spiegato come è costruito un mobile danese anni 50.
Si è parlato di massello, di paniforte, di mobili funzionali per tutte le famiglie e del miglioramento nella produzione industriale degli impiallicci.
Ma c’era ancora un rischio…

JMJ: "Il rischio che hanno questi mobili" - spiega il nostro JMJ (aka Jedi Master Jedi) con i suoi oltre 35 anni di restauro sulle spalle - "è che ricevano dei graffi e dei segni d'uso talmente profondi che taglino e superino lo spessore dell'impialliccio.
Questo difetto viene risolto nei mobili di valore (e quindi anche quelli danesi) perché lo strato è abbastanza spesso e quindi il graffio può - come nei parquet - essere lamato senza intaccare la superficie sottostante all'impialliccio nobilitato.
Per fare ciò, la regola fondamentale è non intervenire sul punto del graffio, altrimenti si bucherebbe l'impialliccio.
Anche se nel restauro da sempre le macchine sono un po' demonizzate, la verità è che il graffio deve essere tolto con l'utilizzo di macchine professionali specializzate rotorbitali (ribadiamo quindi non-a-mano-libera) che non sostituiscono le capacità dell'operatore anzi hanno bisogno per essere utilizzate di una grande esperienza.
Essendo macchine molto importanti necessitano di una notevole sensibilità da parte dell'operatore che deve quindi calibrarne la potenza senza abradere l’impiallaccio".
Lack00: "Beh in merito a questo metodo di lavoro abbiamo ricevuto anche la conferma ed i compliemnti da MC Selvini a Milano lo scorso anno.... e quindi possiamo dormire sonni tranquilli..."

JMJ: "Una seconda questione da sapere è che i mobili danesi sono sempre trattati con olii pregiati (di pesce, balene) che non venivano stesi direttamente sul legno nudo, con il rischio di impregnarlo di una sostanza che non si asciuga mai e che non gli permette di respirare e di muoversi come deve, bensì questi olii venivano stesi su sigillature cioè su una base di vernice che è più o meno sintetica o naturale a seconda di chi operava".
Lack00: "Quando dici sigillatura parli di gommalacca satinata opaca di cui parleremo nella terza ed ultima parte di questa lunghissima intervista?"
JMJ: "Si, nel restauro professionale l'olio viene dato dopo la sigillatura per far diventare trasparente lo strato di legno, rendendolo più bello e resistente ma senza andare troppo in profondità, restando a pacchetto tra uno strato e l'altro di gommalacca, per questo si dice sigillato.
Nel restauro la patina (soprattutto la "prima patina"), ovvero la sua colorazione insieme all'invecchiamento di vernici pregiate, viene considerata un valore per il mobile e nell'immaginazione collettiva va salvata però nel caso dei mobili danesi - che non sono antiquariali ma come abbiamo già detto sono macchinati - deve essere lavorata con lo stesso trattamento che gli è stato già fatto dall'industria usando macchine rotorbitali.
La macchina agirà su tutta la superficie e andrà a schiarire leggermente il colore del mobile senza lasciare grosse differenze".
Lack00: "Quindi la macchina permette di togliere insieme sia la vernice che il graffio in modo uniforme senza usare sostanze tossiche (sverniciatori) e potendo calibrare la pressione quindi la profondità dell'intervento decidendo la carta abrasiva da utilizzare e la velocità di giri da impostare".

JMJ: "A questo punto del restauro bisogna aver cura di non cambiare la tonalità del legno originale la quale, viaggiando nel tempo, cambia la sua colorazione a seconda della sua antichità, della sua esposizione alla luce (perchè il legno contiene dei tannini che reagiscono alla luce scurendosi o nei legni scuri addirittura schiarendosi).
Quando si andrà a ripristinare la finitura - cioè a mettere il fondo ovvero la cera e l'olio - il mobile riprenderà il colore ma generalmente verrà abbassato di un tono che corrisponderà ad almeno una delle varie parti del mobile perché il mobile danese quasi sempre non è uniforme nella colorazione quindi non è necessario ritingerlo e ricolorarlo".

Lack00: "Avevi promesso di svelare almeno un segreto..." 
JMJ: "mmmmm diciamo che noi.... se serve... riusciamo a scurire solo l'ultima superficie della gommalacca ... è un modo molto complesso di patinare - non ti dico come - con una patina che in realtà è rimovibile, non è fatta di vernice, è all'interno fra due strate superiori di gommalacca, quindi senza intaccare il legno sottostante, senza essere dentro le vernici, questo metodo ridà il tono al legno schiarendolo ma senza rovinarlo perché questo colore sta tra due gommelacche ed è ha fatto con l'acqua".

Lack00: "No no ma sei stato chiarissimo.... ti faccio l'ultima domanda... quella che loro li fuori vogliono sapere forse più di tutto... quanto costa un restauro di un piano di un mobile danese?
JMJ: "restaurare un piano significa carteggiatura, pulitura e stucchi, quattro mani di fondo date a mano e tre mani di cera sempre date a mano... nonostante ci siano differenze fra i vari tipi di legno, tra le vernici da togliere, lo stato del piano, siamo sui 200 euro circa al metro quadro".

Non ci resta che aspettare la terza ed ultima parte dedicata tutta alla finitura e alla gommalacca.

Ma forse prima andremo a ri-scavare nel nostro mega-archivio per tirar fuori un pò di viaggi, aneddoti e vecchie storie da non dimenticare.

Alla prossima ;))

 

 

 

#blog_Restauro
Lascia qui il tuo commento
Dichiaro di aver preso visione delle condizioni generali e dell'informativa privacy autorizzando il trattamento dei miei dati personali
Come avere cura dei mobili danesi
Sideboard vs Credenza o Lack00 vs G ?
L'intervista definitiva di Lack00 al DanishLab - 1° parte
Come riconoscere un mobile danese originale vintage?