LACK00 danish lab - Perchè gli oggetti lasciano il tempo che trovano

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PP Mobler / MC Selvini / MDW2018

Varcare la porta di quel "negozio" due settimane prima dell'inizio della Milano Design Week 2018, entrare a testa bassa imbottito di energia da esplodere sapendo che la lingua potrebbe bloccarsi da un momento all'altro appena qualcuno ti verrà a dire "Buongiorno desidera?" e gli occhi appannarsi e svenire dentro al tuo sogno e risvegliarti chissà dove.  

 

Desidera? Si, l'ho desiderato per anni, entrare nel Tempio con il distintivo da Addetto ai Lavori. Ero già venuto davanti la vetrina anni fa quando non ero Lack00 o meglio lo ero ma non ero ancora Danishlab. Ora non so cosa sto desiderando e cosa sto facendo qui, forse sono impazzito, forse ho preso il coraggio a due mani. Forse non sto svenendo ma non sto neanche ancora parlando.

Mi dice solo "Buongiorno" senza "desidera" e mi sorride con un sorriso dolcissimo.
Ho davanti a me Marco Contini, colui che dava del tu a Hans Wegner.
Lo definiscono pioniere ed io - che nella musica che mi ha cresciuto ho vissuto in prima persona i miei pionieri - ora sto per dire "Buongiorno.. sono Lack00" a colui che ha portato (soprattutto) il design danese (oltre che quello scandinavo) in Italia.
Ma non faccio in tempo a dirlo che lui aggiunge "Le dispiace se la faccio parlare con mio figlio David? oggi sono un pò stanco."

Marco Contini è entrato a 17 anni nell’azienda di famiglia, la MC Selvini fondata nel 1926 dal nonno materno Cornelio Selvini, quando in Italia non c’era ancora una produzione di mobili industriali ma si puntava sull'artigianato brianzolo.
Fu lui che iniziò a proporre le prime aziende del design industriale italiano (Zanotta, Cassina, Poggi, Gavina, Kartell, Artemide, Flos), e alla fine degli anni ’60 iniziò ad importare i primi prodotti dalla Danimarca.
Disse: "La tradizione colta del mobile disegnato da grandi architetti era infatti quella danese, poi anche finlandese e solo dopo svedese, ma in Italia qualsiasi mobile in teak veniva chiamato "svedese", anche la libreria di Albini veniva chiamata “la libreria svedese di De Padova”. 

Peccato non aver fatto in tempo a dirgli quanto anche noi sentiamo sulla nostra pelle così ancora attuale la questione del mobile danese confuso e chiamato "svedese" che rimango letteralemnte travolto dalle 3 ore che David (il figlio di Marco Contini ed oggi alla guida dell’azienda) mi concede mentre mi fa accedere a tutta una serie incredibile di informazioni, di nomi, aneddoti privati di famiglia (“Wegner era un amico di mio papà, lavoravano allo stesso tavolo, quando veniva a cena a casa diceva che si sentiva a casa sua”) e nel mentre apre cassetti e mostra oggetti fino al punto di andarli a prendere nel suo ufficio pur di raccontarmeli.

Più racconta e più le sue parole fanno sgorgare sangue dai miei pori. "La nostra scelta era di vendere gli oggetti per quel che erano in concreto, per come erano fatti, per quali materiali impiegavano, e non perché erano di moda".
Il padre andava in fabbrica a vederli nascere quei mobili e conosceva gli artigiani che li facevano.
"I mobili li proponevamo con la loro storia, raccontavamo di chi l’aveva progettati e di come erano stati eseguiti, di quale manutenzione avevano bisogno per durare nel tempo. E non avevamo paura di tenere in negozio gli oggetti “difficili” dal prezzo molto alto, perché anche quelli servivano per far capire ai clienti il valore del mobile di qualità"

Poi d'un tratto mi chiede: "Ma voi come restaurate?" Sudo freddo, gli rispondo: "Con macchinari Festool".
Sorride. Dice: "Bravi così si faceva e bisogna fare".
E continua a raccontare aneddoti danesi, esperienze personali sul campo, lui che ha visto con i suoi occhi questi maestri architetti-artigiani-insegnanti saper tramandare questo mestiere.

Lui racconta ed io con la coda dell'occhio rimango estasiato da tutto quello che mi circonda: il divano in pelle color rosso-danese di Borge Mogensen, la Peacock Chair, la Pernilla di Mathsson, la PP130, la Papa Bear.

Poco prima di salutarci mi cade l'occhio sulla stampa incorniciata nei sui uffici.
E' il famoso scatto con JFK seduto su una “Round Chair” poco prima dello storico duello presidenziale contro Nixon nel 1960.
La “Round Chair” del 1949 di Hans Wegner è considerata ancora oggi “LA” sedia.

David trasuda storia ma assorbe anche il mio impeto e così mi dice: "Ti aspetto durante la settimana del Salone così ti presento alcuni componenti della famiglia PP Mobler".

Il mobiliere danese (qui nel link la pagina instagram -> PP Møbler ) oggi produce 11 tra i più famosi pezzi di Wegner, compresa la Round Chair, che da allora ha avuto pochissimi cambiamenti.
Ogni pezzo è lavorato a mano da almeno 5 artigiani e non si producono più di 200 / 300 pezzi l’anno. 

Mi stringe la mano e mi dice "Continuate così, vi vengo a trovare presto a Roma, intanto ti aspetto qui per il Salone, non mancare".
Non sono mancato.
E conservo con cura il libro lasciatomi in dono.

#blog_Smørrebrød
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