LACK00 danish lab - Perchè gli oggetti lasciano il tempo che trovano

Lab -> blog

Napoli come Cornelis Escher

Anche la prima credenza alta non si scorda mai.

Soprattutto se dopo averla spedita sei tu a tornare a casa sua.

Soprattutto se andare da lei significa un viaggio allucinante che neanche Fleischer.

Questa è stata la prima credenza alta che abbiamo fatto arrivare in Italia e la città che la scelse fu Napoli. 

Sino al 2014 ero stato a Napoli sono una volta, quando ancora non avevo figli, seguivo ancora il calcio e i miei genitori ricevettero in regalo i biglietti per una partita di spareggio non ricordo se europeo o mondiale dell'Italia non ricordo neanche contro chi e non ricordo neanche come finì, non avevo neanche mai visto l'Italia dal vivo, ma l'emozione più grande era per un altro motivo: il San Paolo.

Dovete sapere una cosa, chi gioca a Subbuteo (ed io sono cresciuto a pane Monopoli e Subbuteo) quando pensa ad uno stadio sta in fissa (come si dice a Roma) non tanto per l'architettura esterna quanto soprattutto per le porte da calcio. Si, ogni porta ha un suo design, un suo fascino diverso, cambia la forma del palo, come cade l'inclinazione della rete a terra, il tipo di intreccio di maglia. Il Subbuteo sono dettagli, non è collezionismo, è feticismo, sono ricordi di quando eri bambino col filtro instagram Rio de Janeiro. Il Subbuteo è un pò come scegliere le gambe e le maniglie di un mobile danese online ;)

La storia di questo post non è centrata sulla credenza alta scelta online dalla prima coppia di Napoli. E neanche sul Subbuteo ovviamente. Ma su una seconda coppia di ragazzi che qualche settimana dopo la consegna della credenza alta alla prima coppia ci chiamò per fissare un incontro in Lab. Furono loro stavolta a partire da Napoli per venirci a trovare.

Lack00 aveva non molti mesi di vita al tempo e l'idea che le persone iniziassero a venirci a trovare da fuori Roma per vedere i nostri mobili mi sembrava anni fa sbalorditiva. Sapevo che stavamo proponendo qualcosa di completamente diverso (come direbbero i Pyton...) ma non pensavo che sarei riuscito a raggiungere così tante persone in così poco tempo.

La nuova coppia arrivò in Lab più fomentata di noi, volevano portarsi via in macchina una credenza bassa (un sideboard ndr) ma sapevano che avrebbero avuto un problema a farlo entrare dalla porta di ingresso in casa perchè il mobile non sarebbe passato in quanto davanti alla porta si erigeva un muro.   

Planimateria disegnata con il CAD :))    

Erano indecisi fra due mobili, su quale fosse riuscito ad entrare: uno era più corto ma più profondo e l'altro era meno profondo ma più lungo. Ci salutammo sull'idea che avrebbero realizzato un parallelepipedo in cartone in modo da simulare la possibile entrata in casa. La proposta fu quindi (sempre loro, credo...) di andare noi a Napoli in macchina a portare i due sideboard.........

Il destino volle che poche ore dopo ricevemmo la telefonata dalla prima coppia di Napoli che ci chiedeva aiuto per risolvere un problema sulla credenza alta.

Capii così che stavo per tornare a Napoli per la seconda volta.

Questo fu il viaggio.
Station wagon.
Sedile del passeggero completamente avanti.
Sedile del guidatore completamente avanti.
Due sideboard in parallelo sdraiati dietro.
Lack00 alla guida con il naso a dieci centimentri dal volante.
DanishLab aggrappato solo alla cintura di sicurezza senza poggiare sullo schienale posteriore che molto educatamente mi chiese se poteva viaggiare (almeno) senza scarpe.

Sembra uno scherzo ma furono due ore di viaggio proprio così.

Arrivati a Napoli ci scapsuliamo dall'abitacolo ricomponendoci le ossa.

La casa della prima coppia è bellissima.

Mentre Giò sistema la credenza io mangio sfogliatelle e fotografo.

Salutiamo, ringraziamo, andiamo dalla seconda coppia. Non sapevamo ci avrebbe accolti Cornelis Escher.

Non tanto questi palazzi che a Napoli entri da un portone e poi non sai mai in quale sotterraneo vai a finire. Non tanto le scale e le vertigini. Non tanto che Giò e Francesco (il marito) entrambi con dolori alle gambe non riuscivano a fare la loro parte nello spingere verso l’alto il mobile sulle scale mentre io lo tiravo all’altro estremo. Non tanto che io mi ritrovai sul pianerottolo qui in foto sdraiato con la schiena a terra, la testa verso la porta, le gambe ancora sulle scale, ed il mobile che mi fluiva lentamente sulla pancia cercando l'ingresso.

Ruoto, mi alzo con lo strapiombo negli occhi, respiro e spingo il mobile più lungo e stretto dentro quella diagonale impossibile che fila via per una manciata di millimetri.

Tutti felici alla fine, ovviamente.

La prima coppia. La seconda coppia.

La terza coppia cioè Lack00+Danishlab davanti ad un ricco piatto di pasta col pesce... napoletano.

 

#blog_Interni
Lascia qui il tuo commento
Dichiaro di aver preso visione delle condizioni generali e dell'informativa privacy autorizzando il trattamento dei miei dati personali
Il primo laccato non si scorda mai